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Orso Bruno

uomo orso  
Lunghezza 160/250 cm
Altezza al garrese
90/120 cm
Peso 70/250 kg
Segni di presenza Impronte, sassi ribaltati, grosse fatte
 IconaPdf redsfumato Scarica la scheda in italiano ed in inglese

orso 01

Di forme massicce e pesanti, l’orso bruno è il più grande mammifero d’Abruzzo. Il colore della pelliccia varia dal bruno scuro al bruno chiaro, taluni individui hanno una macchia di forma variabile più chiara ai lati del collo. L’Orso bruno ha una testa grande e massiccia con il muso allungato e tronco. Le orecchie sono piuttosto piccole, arrotondate e parzialmente nascoste dalla pelliccia. Gli occhi sono piccoli con pupilla tonda. Gli arti sono relativamente corti e tozzi; le zampe sono grandi, a pianta larga e dotate di robusti unghioni. L’orso è un animale plantigrado, cioè quando cammina poggia al suolo l’intera pianta del piede. L’aspetto tozzo tuttavia non deve trarre in inganno in quanto l’Orso bruno è un grande camminatore, in grado all’occorrenza di correre assai velocemente (molto più dell’uomo) e di arrampicarsi agilmente. Le femmine differiscono dai maschi per le minori dimensioni corporee e per il muso leggermente più affilato, tuttavia distinguere un individuo dall’altro osservando un orso a distanza è piuttosto difficile. C’è da considerare infatti che lo stesso orso in stagioni diverse può cambiare aspetto anche sensibilmente in virtù del fatto che nell’arco dell’anno, oltre al pelo, cambia di molto il proprio peso corporeo.
Gli orsi sono animali forestali per definizione, tuttavia in alcuni periodi dell’anno frequentano spesso le praterie di alta quota o il fondovalle. Questo mammifero si muove generalmente dal tramonto all’alba, ma quando si sente al sicuro può mettersi in attività anche in pieno giorno. In inverno, quando la copertura nevosa al suolo è spessa e persistente gli orsi possono andare in letargo in una tana localizzata in aree normalmente molto tranquille. In anni particolarmente miti ci sono orsi, specialmente maschi, che non interrompono mai la propria attività. Il freddo intenso, se disgiunto da una copertura nevosa abbondante, non condiziona l’attività degli orsi. Il letargo degli orsi non è una ibernazione, ma solo un sonno prolungato durante il quale i ritmi vitali sono rallentati. Tuttavia un rumore forte o un improvviso aumento della temperatura possono svegliare l’orso immediatamente e indurlo a uscire dalla tana. Bisogna considerare che un orso passa praticamente tutto il tempo in cui è sveglio in cerca di cibo vagando all’interno di un territorio che può essere anche molto ampio, pertanto è possibile incontrarlo anche in luoghi apparentemente inusuali. Capita inoltre che in alcuni periodi dell’anno gli orsi si avvicinino molto ai centri abitati attratti da qualche odore particolarmente allettante. Infatti l’orso ha un olfatto assai sviluppato, un discreto udito, ma una vista non particolarmente acuta, per cui compie la ricerca di cibo utilizzando soprattutto il naso. Al contrario di quanto si crede, gli orsi non sono esclusivamente carnivori in quanto la loro dieta, influenzata dalla disponibilità ambientale, può essere considerata prettamente onnivora. In Abruzzo l’orso bruno è prevalentemente vegetariano, nutrendosi in gran parte di frutta (sia selvatica che coltivata), granturco, tuberi etc. non disdegna tuttavia cibo di origine animale, ricercando avidamente invertebrati, anfibi, rettili, mammiferi di ogni dimensione ed attaccando talvolta il bestiame domestico. La proverbiale passione degli orsi per il miele è fondata e talvolta distruggono gli alveari disposti dagli apicoltori in aree vicine alle foreste, specialmente se non sono protetti da adeguate recinzioni. L’orso, grazie all’olfatto sensibilissimo, riesce a localizzare le carcasse di grossi mammiferi -sia selvatici che domestici- a diversi km di distanza e si alimenta di carne putrefatta tutte le volte che ne ha la possibilità, difendendo con tutta la forza che possiede questa preziosa fonte di cibo dalle razzie di lupi, corvidi, ed altri piccoli carnivori. Gli orsi generalmente menano vita solitaria, ma in alcune occasioni diversi individui possono condividere spazi vitali anche molti ristretti. L’accoppiamento avviene all’inizio dell’estate e i cuccioli nascono durante l’inverno all’interno della tana. Gli orsacchiotti crescono con la madre e trascorrono con questa anche due anni. Il maschio non contribuisce all’allevamento dei piccoli, anzi può addirittura essere aggressivo nei confronti dei cuccioli che incontra. La vita di un orso è piuttosto lunga e può raggiungere anche i 30 anni.
La presenza di orsi in una determinata area è piuttosto facile da verificare, in particolar modo se si protrae per un periodo di tempo piuttosto lungo. Il continuo vagabondare in cerca di cibo, tipico degli orsi, fa sì che vengano lasciate dai plantigradi tracce inequivocabili del proprio passaggio: grossi massi ribaltati per cercare insetti e larve, formicai devastati, alberi da frutta graffiati con gli unghioni per arrampicarsi. Inconfondibili poi sono le grosse impronte degli orsi, facilmente rilevabili sul fango e sulla neve. Altrettanto caratteristici sono i voluminosi escrementi, simili a quelli di un grosso cane (ma grandi almeno il doppio) pieni di residui vegetali (frutta masticata, semi, bacche, erba, etc.) deposti casualmente sul terreno. A proposito degli escrementi di orso una curiosità è costituita dal caratteristico odore, acidulo, ma generalmente non cattivo che li contraddistingue, in particolar mondo quando sono composti da soli vegetali. Questo è dovuto al fatto che l’orso bruno, sebbene sia classificato come un carnivoro, di fatto ha una alimentazione prevalentemente vegetariana, e con la dentatura e l’apparato digerente che ha non riesce a digerire completamente i vegetali di cui si nutre.
Per osservare orsi liberi, in Abruzzo le aree migliori sono le radure all’interno di aree densamente coperte da vegetazione forestale. L’incontro all’interno di un bosco è difficile perché la visibilità è scarsa e l’orso ci “sentirà” prima che noi riusciamo a vederlo. Aree molto aperte e lontane dai boschi sono frequentate generalmente a notte fonda, quando il plantigrado si sente più tranquillo. In alcuni periodi dell’anno alcune zone sono più adatte di altre: ad esempio la fine dell’estate coincide con la maturazione di una bacca di cui l’orso è particolarmente ghiotto, il Ramno alpino (Rhamnus alpina) localmente chiamato “cerasèlla”, per cui è frequente che gli orsi presenti in una determinata area si concentrino dove questa pianta è più comune. Gli alberi da frutta, anche coltivati, vicini ai boschi attirano frequentemente gli orsi a fine estate ed in autunno. In primavera (aprile) è più facile localizzare gli orsi percorrendo le creste ed i fondovalle dove sono presenti ancora chiazze di neve, su cui è facile scorgere le grandi impronte lasciate dagli orsi in piena attività. Come orari certamente sono da consigliare l’alba e il tramonto. E’ necessario avere un binocolo sufficientemente luminoso ed in nessun caso si deve cercare di avvicinare l’orso, limitandosi ad osservarlo a distanza. Se l’orso viene verso di noi certamente non ci ha sentiti, per cui è bene segnalare la nostra presenza parlando a voce alta o facendo un qualsiasi rumore. Gli orsi non sono animali aggressivi nei confronti dell’uomo, tuttavia sono animali selvatici di grossa mole, dotati di una forza spaventosa. In nessun caso si deve arrivare al contatto diretto. Nel caso in cui dovessimo trovarci di fronte ad una femmina con i piccoli potremmo essere considerati un pericolo ed essere oggetti di reazioni difensive della madre. In questo caso le precauzioni dovranno essere doppie ed è consigliabile tenersi a debita distanza. Cinquecento metri sono una distanza sicura.